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ESSERE

September 7, 2017

Essere voce del verbo essere, afferma l’esistenza, l’ essenza in sé, l’ atto puro, senza ulteriore determinazione

Essere ciò che sono, io sono. Quante volte diciamo questa frase, troppe, tante, senza carpirne l’essenza  di significato.

 

Io sono.

 

Ecco nello yoga si sente spesso dire io sono yoga. Ma cosa significa??

Sono forse colui o colei che pratica l’ asana perfetta? Sono forse colui o colei che pratica il pranayama in modo rigoroso e scandito?

 

Probabilmente si, ma c’è di più. Dentro ognuno di noi è occultato il seme dello yoga, dell’unione, del Divino. In ognuno di noi il seme è latente pronto per essere innaffiato e per germogliare. La pratica dello yoga, che non è solo una sequenza o un’ asana, è anche questo, è la pratica quotidiana di seguire i precetti (Yama e Niyama) che ci sono stati tramandati dai grandi Maestri e che possiamo leggere nei Sutra di Patanjali, la messa in pratica dell’amore, della non violenza su noi stessi, sugli altri, sulle cose, sugli animali su ciò che ci circonda; è la ricerca dell’unione primordiale con l’Universo. Questo è essere Yoga. Possiamo definirlo come meglio crediamo.

 

Come è difficile l’unione con il tutto quando dentro di noi si disputano battaglie emotive, paure che affollano la nostra mente e la mancanza di osservazione. La mancanza di consapevolezza che insabbia la nostra evoluzione.

 

Lo yoga ci permette in modo semplice di avvicinarci e poi di addentrarci nei meandri della nostra anima, una tecnica, una filosofia, un percorso genuino da sembrare quasi inverosimile.

 

Ci si avvicina alla pratica yoga per qualche dolore alla cervicale, alla colonna vertebrale o perchè l’ amica  ci ha consigliato di provare, per poi scoprire che non solo possiamo toccarci le dita dei piedi con le mani ma possiamo respirare in modo consapevole, possiamo sentire il nostro corpo, liberare la mente dai pensieri ed entrare in connessione con il nostro mondo interiore, avvolto da un’ energia universale. Non è meraviglioso?!

 

Ciò che si può  affermare è che abbandonarsi con fiducia al flusso, all’esistenza, a Dio ( in termine sanscito Ishvara-pranidhana) è un atto di coraggio. Il coraggio di mettere da parte il proprio ego e di affidarsi all’Universo, attraverso non la rassegnazione ma l’azione priva di un secondo fine.

 

E’ un buon inizio per “essere Yoga”. Entrare profondamente in contatto con la propria essenza, l’Io, il Sè è la chiave di volta per iniziare un sentiero di autoelevazione, senza lasciarsi ingannare dalle insidie dell’intelletto, (dal topolino di Ganesh), senza pregiudizi o paure, senza maschere. Essere ciò che siamo, Yoga, ritorno alle origini, ritorno a Casa, ritorno a Dio.

 

Piccole riflessioni di un praticante.

 

 

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