September 12, 2019

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Contemplazione del pensiero

 

 

Egli va alla ricerca del proprio pensiero. Ma quale pensiero? Quello connotato da passione, o da avversione, o da confusione. Ma appartiene al passato, al futuro al presente?

Quello passato è ormai estinto, quello futuro non è ancora arrivato, quello presente non ha stabilità. Poiché infatti il pensiero, Kasyana, non può essere colto, nè all'interno, nè all'esterno, e neppure in uno spazio intermedio. Poiché il pensiero è immateriale, invisibile, impermanente, inconcepibile, infondato e insostanziale. Nessuno dei Buddha lo ha mai visto, nè lo vede, nè mai lo vedrà. E' qualcosa che i Buddha non vedono, come può essere un processo osservabile,  non nei termini di una falsa percezione che rende possibile la dinamica dei dharma? Il pensiero è come un gioco di prestigio; immaginare qualcosa che in effetti è irreale lo fa rinascere sotto una varietà di forme diverse. Il pensiero è come la corrente di un fiume, incapace di arrestarsi; non appena viene prodotto, subito si dissolve e scompare. Il pensiero è come la fiamma di una lampada, dipendente da cause e condizioni. Il pensiero è come il bagliore di un lampo; si dissolve in un attimo e non dura...

Andando in cerca del pensiero, egli non lo trova nè all'interno nè all'esterno. Non lo trova nè negli skandha, nè negli elementi, nè nelle basi dei sensi. Non riuscendo a vedere il pensiero, cerca di coglierne l'evoluzione, perciò si domanda: "Da dove ha origine il pensiero?". Allora gli viene in mente che "laddove c'è un oggetto, si produce il pensiero". Questo significa che il pensiero è una cosa e l' oggetto un' altra? No, il pensiero coincide perfettamente con l'oggetto. Se l' oggetto fosse una cosa il pensiero un' altra, vi sarebbe il tal caso una doppia esperienza del pensiero. Può dunque il pensiero indagare? No, il pensiero non può indagare il pensiero. Così come la lama di una spada non può tagliare se stessa, il pensiero non può vedere se stesso. Inoltre, esso procede incalzato e influenzato da innumerevoli forze, incapace di arrestarsi, simile a una scimmia o al vento. Si spinge lontano, incorporeo, facilmente mutevole, mosso dagli oggetti dei sensi, legato alla sfera delle sei basi dei sensi, associato a cose sempre diverse. D'altro canto, la stabilità del pensiero, il suo focalizzarsi su un unico oggetto, la sua immobilità, il suo carattere non passionale, la sua calma concentrata , la sua costanza di oggetto, è ciò che si definisce presenza mentale nei riguardi del pensiero.

 

(Tratto da "Il miracolo della presenza mentale" di Tich Nhat Hanh)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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