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September 12, 2019

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Una leonessa enorme con un cucciolo di leone ancora in grembo, diveniva sempre più debole a causa della mancanza di cibo. Man mano che il leoncino si faceva sempre più grosso e pesante, la leonessa non riusciva più a muoversi in fretta per catturare le prede.

 

Ruggendo di tristezza e di fame e appesantita dal leoncino, la leonessa si addormentò ai margini della foresta, accanto a un pascolo. Mentre sonnecchiava, sognò di vedere un gregge di pecore. Quando, sempre in sogno, balzò addosso a d una pecora, si svegliò di scatto. Con grande sorpresa e gioia, si accorse che il sogno si era avverato: un enorme gregge era al pascolo proprio accanto a lei. 

 

Dimenticatosi del pesante leoncino nella pancia e spinta dal delirio della fame, la leonessa ghermì un agnellino e lo portò nel cuore della foresta. Non si rese conto che, durante lo sforzo per catturare con un balzo frenetico la sua preda, aveva dato alla luce il leoncino.

 

Il gregge di pecore era così paralizzato dalla paura per l'attacco della leonessa che non riuscì a scappar via. Dopo che la leonessa si fu allontanata, il panico cessò e le pecore si risvegliarono dallo stupore. Cominciarono a belare lamentandosi per il compagno perduto quando, con grande sorpresa, scoprirono l'inerme leoncino che belava insieme a loro. 

 

Una mamma pecora s'impietosì e lo adottò, come se fosse suo figlio. Il leoncino crebbe in mezzo alle pecore. Passarono alcuni anni e in quel pascolo, assieme a un gregge di pecore, vagava un enorme leone, con una lunga criniera e una lunga coda: si comportava esattamente come una pecora. Il leone-pecora belava invece di mangiare carne. Questo leone vegetariano si comportava esattamente come un agnello docile e debole.

 

Un giorno, un altro leone uscì dalla foresta vicino e iniziò a girovagare per il pascolo. Con suo grande piacere vide quel gregge di pecore. Eccitato dalla gioia e sferzato dalla fame, l'imponente leone si mise a inseguire le pecore, ma con enorme stupore, vide che un altro grande leone, con la coda alta nell'aria, correva come un fulmine davanti al gregge. 

 

Il leone più vecchio si fermò un momento, si grattò la testa e rifletté tra sé e sé: "Posso capire che le pecore scappino alla mia vista, ma non posso proprio immaginare perché questo giovane e aitante leone debba fuggire. Che cosa interessante!" . Ignorando la fame, accelerò il passo e si gettò sul leone in fuga. Il leone- pecora svenne dalla paura. Il leone più vecchio restò ancora più sconcertato e schiaffeggiò il leone- pecora per farlo rinvenire. Con voce profonda lo rimproverò:"Ehi, che ti prende?! Perché, fratello mio, scappi via da me?!" 

 

Il leone- pecora chiuse gli occhi e belò nella lingua delle pecore: "Per favore, lasciami andare. Non uccidermi. Sono soltanto una pecora cresciuta con quel gregge".  "Oh adesso capisco perché stai belando". il grosso leone rifletté ancora e gli balenò un'idea grandiosa. Afferrò il leone-pecora per la criniera con le sue fauci possenti e lo trascinò verso il lago al confine del pascolo. Quando il grosso leone raggiunse la sponda del lago, spinse la testa del leone-pecora affinché si riflettesse nell'acqua. Poi cominciò a scuoterlo: il leone-pecora continuava  a tenere gli occhi chiusi, così gli disse:"Apri gli occhi e guarda! Guarda! Non sei una pecora!"

 

"Per favore, non uccidermi. Lasciami andare. Non sono un leone, ma soltanto una povera e mite pecora" gemette il leone-pecora.

 

Il leone più grosso diede un tremendo scossone al leone-pecora. Il leone-pecora aprì gli occhi e restò di stucco quando vide la sua testa riflessa nell'acqua: non era la testa di una pecora, come si aspettava, ma quella di un leone, proprio come il leone che lo stava scuotendo con la zampa. Poi il leone più grande disse:"Guarda la mia faccia e la tua faccia riflesse nell'acqua. Sono identiche, io ruggisco. Allora anche tu devi ruggire invece di belare!"

 

Il leone-pecora, convinto, provò a ruggire, ma riuscì soltanto a produrre un miscuglio di ruggiti e belati. Il leone più vecchio continuò ad esortarlo, schiaffeggiandolo con la zampa, e infine il leone-pecora riuscì a ruggire. Poi entrambi i leone saltellarono per il pascolo e tornarono a vivere nel covo dei leoni.

 

Questa storia illustra alla perfezione come molti di noi, nonostante siamo fatti a immagine del Leone Divino dell'Universo, siamo nati e cresciuti nell'ovile della debolezza mortale. Beliamo per la paura, la mancanza e la morte, invece di ruggire con l'immortalità e il potere di andare a caccia della saggezza e della prosperità. Il leone rappresenta colui che ti trascinerà verso il lago cristallino della meditazione e ti scuoterà così forte che aprirai gli occhi chiusi della saggezza. Chi di voi compie sforzi continui dimenticherà le paure mortali di debolezza, fallimento e morte, e imparerà a ruggire.

 

 

 

 

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