I primi passi

Come sono arrivato allo yoga? Non ho una risposta precisa, forse è più giusto parlare di alcune situazioni occasionali che hanno poi avuto questo esito. Un elemento scatenante avrebbe potuto essere l’incontro con i fondatori del primo centro yoga a Torino, ma così non è stato. Le informazioni che ricevevo da mio fratello, che lo frequentava, su questo argomento non fecero nascere alcun interesse da parte mia verso questa disciplina, anzi lo ascoltavo con aria di sufficienza. In quegli anni, io avevo altri interessi e quelli legati allo sport, guardavano in altra direzione.

Al termine della mia attività lavorativa, gli impegni cominciarono a diminuire e c’era il rischio di adagiarsi in un pericoloso far niente.

Mia figlia dopo molte insistenze, mi portò in una palestra in cui l’attività principale era il Pilates.

Che cosa mi spinse a continuare?

Penso che il ruolo maggiore l’abbia avuto il clima cordiale e sereno che si respirava, anche tra noi partecipanti, che sovente, ci incoraggiavamo a vicenda e alla capacità dell’insegnante di coinvolgerci tutti e stimolarci, con garbo, a fare un buon lavoro per il bene del nostro corpo.

Queste le mie motivazioni estrinseche, mentre quelle intrinseche, che dipendevano più direttamente da me, erano, e lo sono ancora, quelle di una persona che desidera essere sempre attiva, che nella competizione vede la necessità a fare ogni volta meglio, per raggiungere più in fretta gli obiettivi che si è prefissato, a volte senza tener conto dei propri limiti.

Tuttavia lo yoga non era del tutto scomparso dai miei radar, grazie allo scambio di opinioni con mia moglie su questo argomento. Era necessario che le mie motivazioni si incontrassero al momento opportuno. E questo incontro, che considero l’inizio delle mie esperienze effettive con lo yoga, avvenne durante la pandemia, quando decisi di provare con lei questa attività durante lezioni, che forzatamente, avvenivano online.

Anche in questo caso, come in altri descritti in precedenza, è stato fondamentale il rapporto umano che sono riuscito a creare, che per me è una caratteristica costitutiva in qualsiasi contesto mi trovi ad operare. Infatti, Eleonora aveva un modo di fare calmo, pacato, incoraggiante. Mi piaceva la possibilità, che avevamo al termine della pratica, di scambiare, con tutti gli altri partecipanti, qualche breve commento del tutto spontaneo, sui punti di forza e punti di debolezza che avevamo incontrato. Non cambiai il mio modo di interpretare l’attività fisica, ma iniziò in quel periodo una sorta di scoperta di qualcosa di alternativo, infatti dello yoga mi colpì particolarmente il suo rivolgersi non solo al corpo, ma anche agli aspetti interiori della persona, aspetti che non vengono mai scissi del tutto durante la vita quotidiana. Cominciai così a sentir parlare di respirazione e di Pranayama, Sankalpa e Mudra.

L’interesse per lo yoga aveva fatto il suo ingresso, ma per diventare la pratica prevalente della mia vita, era necessario che si verificasse una situazione non proprio piacevole.

Dopo un ricovero ospedaliero, avevo assolutamente bisogno di recuperare le mie capacità fisiche. Avevo già iniziato con alcune attività di riabilitazione, ma fui rasserenato quando, al momento delle dimissioni, il medico si espresse in modo molto favorevole per l’attività di yoga, che, in questo modo avrei potuto intraprendere anche con il benestare clinico.

Giunti a questo punto, avevo bisogno di scegliere il luogo da frequentare, e tenuto conto delle mie esigenze pregresse e della mia situazione attuale, avrebbe dovuto possedere tutti i sacri crismi. Le indicazioni ricevute da alcuni amici, non mi sembrarono adeguate. In realtà, la soluzione stava sotto il mio naso.

Mia figlia mi aveva già parlato, e bene, della palestra di Cristina, che frequentava da tempo e mi incoraggiò di rivolgermi a lei. In quel momento non ero sicuro della scelta che avrei dovuto fare. Poi, un giorno mia figlia mi disse che. presso casa nostra, avrebbe tenuto un incontro on-line per “voce e pratica yoga”. L’insegnante era Cristina. Io e mia moglie decidemmo di partecipare. Quello fu il mio primo incontro con Cristina. Le qualità che riconobbe in lei, furono la sicurezza, l’attenzione e la disponibilità.

Un elemento ulteriore per decidermi di frequentare la palestra di Cristina, fu la sua

vicinanza dalla mia abitazione. A quel punto la scelta era fatta e avvalorata da tutto il resto della famiglia.

La prima lezione a cui partecipai fu di Yin Yoga. Non sapevo neppure che esistesse una modalità yoga che avesse quel nome, i documentari soltanto qualche settimana successiva. In quel momento mi parve “un modo per fare lavorare i muscoli con il minimo sforzo”. Tuttavia continuai a seguire quelle attività, ma appena possibile, chiesi a Cristina se poteva essere il caso di iniziare con qualcosa di meno meditativo e più attivo, come Hatha yoga. Rimasi un po’ deluso quando mi propose di frequentare il corso del martedì invece che quello del lunedì, che è frequentato da persone più preparate. Devo ammettere che la scelta di Cristina fu giusta. Infatti, non sarei ancora stato in grado di seguire lezioni che richiedessero maggiore dinamicità e preparazione.

Questo è quindi il mio percorso, nel quale esiste lo spazio per le attività fisiche. Ma penso che siano importanti anche altri elementi da cui non intendo prescindere, quali un clima costruttivo e una relazione positiva con le persone che incontro. Spero che lo yoga mi porti ad ammorbidire quegli aspetti del mio carattere che cominciano a sembrarmi eccessivi, spero che riesca ad agire, attenuandoli, la mia tendenza a primeggiare, a non accontentarsi mai di quanto ho già ottenuto, anche se positivo, di sentirsi sempre all’altezza della situazione. In questo modo, penso che riuscirei a vivere più felice.






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